C’è uno strumento all’interno dell’Agritenuta Buonanotte che meglio di tutti gli altri racconta la vita di un tempo: il grande forno in pietra che si cela nel cuore dell’agriturismo, il custode della convivialità delle famiglie che qui trascorrevano le loro giornate.
Le sue grandi dimensioni gli permettevano di accogliere e cuocere fino a 150 pani contemporaneamente. Una produzione imponente, pensata per garantire il sostentamento quotidiano di decine di famiglie che nel corso delle generazioni hanno popolato e animato questi luoghi. Il profumo del pane appena sfornato si diffondeva lungo la valle, scandendo il ritmo del lavoro e della vita sociale della tenuta.
Nelle serate più fredde tra le montagne delle Madonie, il forno assumeva una veste ancora più intima. Oltre a panificare, fungeva da imponente camino e da primaria fonte di calore, trasformando la stanza in un naturale punto di ritrovo. Intorno alla sua struttura ci si scaldava, si condividevano storie, si pianificava il lavoro dei campi e si assaporava la gioia dello stare insieme.
Avvicinandosi alla bocca del forno e osservando con attenzione la pietra secolare, emerge ancora oggi un dettaglio dal valore inestimabile: un’iscrizione incisa nella roccia che cita il Cantico delle Creature di San Francesco:
“Laudato sia il signore per nostro frate Foco”
Un ringraziamento solenne e poetico scalfito nella pietra, lasciato da chi viveva il borgo per celebrare l’elemento naturale che offriva calore, protezione e cibo. Ancora oggi, sostare davanti a questo forno monumentale significa connettersi con quel passato, respirando la storia e il fascino discreto dell’Agritenuta Buonanotte.


